Gli Stati Uniti escono dall’accordo con l’Iran, e ora? Intervista a Tiziana Ciavardini

Tiziana Ciavardini è antropologa e giornalista e conosce profondamente l’Iran. In Italia scrive sul Fatto Quotidiano. L’ho intervistata per capire meglio cosa succederà ora che Donald Trump ha spinto Washington fuori dall’accordo sul nucleare con Teheran, firmato da Obama nel 2015

«Quando faccio una promessa, la mantengo». L’ha detto ieri, quando da noi erano le 8 di sera, il presidente statunitense Donald J. Trump, parlando in diretta dalla Casa Bianca con gli occhi del mondo puntati addosso. La promessa in questione era il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare firmato dal predecessore Obama nel 2015 con l’Iran, insieme a Unione Europea, Regno Unito, Germania, Francia, Cina e Russia. Detto, fatto. Da qualche ora Washington è fuori. È bastato un colpo di penna del suo più alto rappresentante per demolire uno dei pilastri della strategia internazionale obamiana.

E ora? Trump, che non smette di descriversi come un dealmaker, dice che si arriverà a un accordo migliore, ma intanto esultano quelli che vogliono che un accordo non veda mail la luce: Arabia Saudita e Israele. Alleati un po’ freddini in era Obama, ora sempre più entusiasti del nuovo corso trumpiano. Che ovviamente va ben oltre il solo Trump.  Una fetta consistente dell’establishment americano non ha mai smesso di vedere un’egemonia regionale iraniana nella regione come il pericolo numero uno e di considerare un grave errore la rimozione delle sanzioni economiche verso Teheran, prevista dal patto in cambio di una significativa riduzione della capacità del regime di arricchire l’uranio.

Secondo diversi analisti, dell’accordo non piaceva la scadenza impostata al 2025 dei limiti ai programmi di arricchimento dell’uranio, oltre che il fatto che il programma missilistico (che per Teheran rappresenta il proprio mezzo di difesa) non venisse toccato. D’altro canto, l’uscita unilaterale di Washington dal patto pone altri e numerosi problemi. Il ritorno delle sanzioni americane porterà l’Iran a più miti consigli o inasprirà la tensione in medio oriente? Così gli Usa non rischiano di consegnare la regione definitivamente all’orbita russa? Che ne sarà dell’economia dell’Iran e dei rapporti commerciali che timidamente stavano nascendo con l’Europa e l’Italia?

Una fetta consistente dell’establishment americano non ha mai smesso di vedere un’egemonia regionale iraniana nella regione come il pericolo numero uno

Ne ho parlato con Tiziana Ciavardini, giornalista, antropologa e grande esperta di Iran, Paese dove ha vissuto e che visita regolarmente. La sua testimonianza da insider è preziosa, perché ci consente di liberarci di un po’ della nostra inevitabile prospettiva occidentale e di offrirci l’altro punto di vista, quello iraniano.

Ieri sera abbiamo tutti visto Trump stracciare l’accordo faticosamente raggiunto con un colpo di penna, ma ovviamente il presidente americano non è il solo ad essersi opposto all’accordo…

Ovviamente no. In Iran non tutti si fidano degli Stati Uniti. Rouhani è un moderato, ma gli ultraconservatori si sono opposti sin dall’inizio, e non sono certo una forza politica trascurabile. La stessa guida suprema Ali Khamenei, la più alta carica prevista dalla Costituzione iraniana, ha invitato più volte a non fidarsi degli Usa.

Secondo te Trump, con la mossa di ieri, punta a un nuovo accordo più vantaggioso per gli Stati Uniti o chiude del tutto le porte a un’intesa con Teheran?

Nel suo discorso Trump ha definito Teheran un “regime del terrore” e parla spesso apertamente di regime change. Cosa vuol dire? Gli Stati Uniti vogliono che il regime cambi per poterlo considerare un interlocutore? Esiste già un regime in Iran, e parte della popolazione lo sostiene. Nel momento in cui volesse cambiarlo non vorrebbe certo un nuovo tipo di regime ma un democrazia di tipo occidentale, che al momento a mio avviso non sarebbe in grado di gestire. Puntare a un brusco cambio di regime è quindi da irresponsabili.

Qual è stata la reazione iraniana alla decisione di ieri sera?

In molti mi hanno scritto, qualcuno piangendo, altri auspicando che l’Unione Europea mantenga la parola data, come l’Alto Rappresentante Federica Mogherini si è ancora recentemente impegnata a fare.

Ma l’Unione Europea può realisticamente strappare con gli Usa su questo dossier o finirà per allinearsi?

Spero di no. Dovrebbe per una volta mostrare di non essere serva dell’America e che può prendere decisioni autonomamente, altrimenti la sua creazione non avrebbe proprio senso.

Ma è possibile andare avanti senza gli Stati Uniti? Rouhani in un primo momento fece intendere di no, negli ultimi giorni invece ha sostenuto che l’accordo può stare in piedi con gli altri firmatari

Per quanto attesa da tempo, la posizione assunta ieri da Trump ha sorpreso un po’. Rouhani si sta giocando tutte le carte a sua disposizione per mantenere l’accordo in vita. Se l’alleanza con Unione Europea, Russia e Cina rimarrà solida, il “problema Trump” può essere aggirato.

A che tipo di equilibrio mediorientale puntava l’accordo e a che cosa andiamo incontro ora?

L’accordo serviva soprattutto all’Iran per rimuovere le sanzioni economiche, che hanno contribuito a generare il crollo della moneta iraniana nei confronti delle valute straniere, sconvolgendo la vita quotidiana della popolazione, con un aumento dei prezzi di tutti i prodotti a livelli vertiginosi. A causa delle sanzioni oggi in Iran circa 15 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà, è il 20% della popolazione.

Un’economia già non in ottime condizioni, che ha portato a diverse manifestazioni di piazza negli ultimi mesi…

Si, e le sanzioni andranno a peggiorare il quadro, colpendo le fasce più povere della popolazione, non la borghesia iraniana. Posso dirlo perché ho visto con i miei occhi e vissuto sulla mia pelle i loro effetti. Una popolazione già vessata dalle varie restrizioni non merita un ulteriore peggioramento della qualità della vita, per alcuni già drammatica.

Ci saranno conseguenze sulle relazioni commerciali dell’Iran con Europa e Italia?

È ancora presto per dirlo. È vero che molte aziende italiane dopo l’accordo del 2015 avevano siglato contratti con l’Iran, ma di fatto non erano mai partiti.

Tiziana Ciavardini in una foto scattata davanti all’ex ambasciata americana a Teheran, dove la statua della libertà ha, significativamente, le sembianze della morte

Come ne esce l’immagine del primo ministro, che ha speso parte del proprio capitale politico per raggiungere questo accordo?

Quando Zarif (il ministro degli esteri iraniani, che ha condotto in prima persona le trattative ndr) tornò in Iran dopo aver siglato l’accordo venne accolto da un bagno di folla, che lo ringraziava per l’impegno. Al popolo iraniano interessa la rimozione delle sanzioni e lui era riuscito in questa difficile impresa. Una parte dell’opinione pubblica continuerà ad aver fiducia in Rouhani e nella sua amministrazione, ma ora i conservatori hanno un’arma in più per metterlo in difficoltà. I critici all’accordo accusavano Rouhani di essersi prostrato a Obama pur di ottenere il successo nei negoziati.

La recenti rivelazioni di Netanyahu sulle “bugie iraniane” hanno avuto un peso nell’indirizzare la scelta di Washington?

No, sono convinta che Trump e Netanyahu fossero già d’accordo su tutto. Solo chi non vuole vedere può credere alle sciocchezze del primo ministro israeliano, che come prove del mancato rispetto dei patti da parte dell’Iran ha mostrato immagini di alcuni anni fa, che non hanno mostrato nulla di nuovo. In Iran è stato preso in giro e la sua plateale conferenza stampa dello scorso 30 aprile è stata ribattezzata il “Bibi’s show”.

L’uscita degli Stati Uniti dal patto rafforza ulteriormente il ruolo della Russia in medio oriente?

Sicuramente si, mi auguro che gli Usa rimangano isolati. Sarebbe un bene far capire che il mondo non ruota intorno agli Stati Uniti e che non dobbiamo essere sempre i loro servitori. Mi auguro che questo sia chiaro a tutti.

Un’ultima domanda. Visto che vai spesso di persona in Iran, cosa ne pensa la gente comune di questa vicenda? Prevale la voglia di accordo con l’occidente o l’avversità a esso?

Al tempo dei negoziati, anche se tutti speravano soprattutto nella rimozione delle sanzioni, in molti erano cauti perché non si fidavano degli Stati Uniti, seguendo sostanzialmente il consiglio dell’Ayatollah Khamenei. Ad oggi malgrado tutto dobbiamo dargli ragione.

By | 2018-05-13T16:20:17+00:00 maggio 9th, 2018|Attualità|0 Comments

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Venticinque anni, genovese. Mi interessa l'attualità ma anche la storia, che dopotutto credo sia attualissima. Su questo blog provo a raccontare il mondo per come l'ho capito io.

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