Russia, amica e nemica

Europa e Russia hanno da sempre un rapporto di amore e odio. Un po’ vicine e un po’ lontane, nel corso dei secoli hanno alternato momenti di allineamento, in cui si sono sentite parte di una storia comune, ad altri di rivalità e contrasti, in cui l’altra parte diventava qualcosa di alieno se non una minaccia. In epoca moderna e contemporanea, la Russia partecipava a pieno titolo all’intricato gioco delle diplomazie europee, tessendo e disfacendo alleanze a seconda delle circostanze. L’ultima della serie fu la scelta di campo nella Seconda Guerra Mondiale: con i francesi e gli inglesi e contro i tedeschi e gli italiani. Poi è arrivata la Guerra Fredda e il mondo diviso in due blocchi, con l’Europa occidentale che si ritrova saldamente in quello degli Stati Uniti e contro l’Unione Sovietica.

Oggi il muro di Berlino è crollato da un pezzo, ma c’è chi sostiene che la Guerra Fredda non sia finita del tutto. L’Alleanza Atlantica è viva, vegeta e solida checché se ne dica e la Russia di Vladimir Putin ha ormai da tempo assunto una retorica ostile all’occidente. Gli ultimi due presidenti statunitensi avrebbero anche voluto ristabilire un rapporto almeno normale con Mosca, ma Obama possiamo già dire che non ci sia riuscito e Trump sembra avviato nella stessa direzione. Il primo cominciò il proprio mandato con la promessa di un “nuovo inizio” nei rapporti tra i due paesi, per finire su due fronti opposti in Ucraina e in Siria e la suprema offesa di “potenza regionale” che al Cremlino non è mai andata giù. Il secondo, nonostante tutta la storia del Russiagate e le voci che lo vorrebbero sincero ammiratore del collega, sembra non riuscire a tradurre il feeling personale in un’intesa concreta su nessuno dei dossier che contano. Il cosiddetto deep state americano, si dice, continua a essere russofobo e ad oggi non sembra esserci presidente che possa correggere questa postura.

La guerra in Ucraina iniziata nel 2014 e tuttora in corso e ancor di più l’illegale annessione russa della Crimea hanno fatto precipitare i rapporti tra le due parti. Per Mosca, un’Ucraina nell’Unione Europea e filo-occidentale avrebbe voluto dire avere la Nato alle porte, per gli Usa il regime di Putin ha soffocato le istanze emancipatrici dell’ex repubblica sovietica. La conseguenza di tutto ciò sono state nuove sanzioni economiche al Cremlino e una guerra civile nel Donbass (Ucraina orientale) che va avanti ancora oggi, anche se a riflettori spenti. A esasperare ancora di più il clima da nuova guerra fredda, la scelta di campo opposta in Siria, con Putin che sostiene, insieme a Turchia e Iran, il regime di Assad.

La Crimea è un vecchio pallino strategico della Russia. Averla sotto controllo consente di controllare meglio il Mar Nero. Wikimedia Commons

L’Europa, si dice, fa quello che fanno gli Usa, ma non è del tutto vero. Se l’Unione Europea continua a fare la faccia truce, i singoli stati hanno rapporti bilaterali con Mosca, e la percezione della minaccia russa è diversa a seconda del punto di osservazione: massima nell’est Europa, dove la dominazione sovietica è stata esperienza storica concreta, decisamente più sfumata nell’area meridionale. Italia compresa.

Da Berlusconi a Prodi fino a oggi, a Roma la russofobia non esiste

Nel contratto che avrebbe dovuto guidare l’azione dell’abortito governo Lega-Movimento Cinque Stelle la voce esteri èra piuttosto scarna. È normale e in un certo senso anche giusto che sia così, il cosiddetto contratto era evidentemente una lista di intenzioni, il momento dei dettagli sarebbe dovuto venire dopo. Una cosa però è chiara: l’esecutivo giallo-verde avrebbe voluto un riavvicinamento con la Russia e la rimozione delle sanzioni economiche nei suoi confronti. Leggiamo:

Si conferma l’appartenenza all’Alleanza Atlantica, con gli Stati Uniti d’America quale alleato privilegiato, con una apertura alla Russia, da percepirsi non come una minaccia ma quale patner economico e commerciale potenzialmente sempre più rilevante. A tal proposito, è opportuno il ritiro delle sanzioni imposte alla Russia, da riabilitarsi come interlocutore strategico al fine della risoluzione delle crisi regionali (Siria, Libia, Yemen).
È inoltre necessario rifocalizzare l’attenzione sul fronte del Sud.
Non costituendo la Russia una minaccia militare, ma un potenziale patner per la Nato e per la UE, è nel Mediterraneo che si addensano più fattori di instabilità quali: estremismo islamico, flussi migratori incontrollati, con conseguenti tensioni tra le potenze regionali. Nell’area, l’Italia dovrebbe intensificare la cooperazione con i Paesi impegnati contro il terrorismo.

L’idea di fondo è chiara: via le sanzioni alla Russia e riportiamola dalla nostra parte quale patner nella realizzazione di quelli che sono i nostri obiettivi strategici. Una posizione che avrebbe fatto drizzare le orecchie alle cancellerie occidentali, a cui non basta la conferma dell’appartenenza all’Alleanza Atlantica (in passato c’è masi stato bisogno di specificarlo?) per non monitorare con attenzione quello che sarebbe potuto essere l’inizio di un parziale riposizionamento dell’Italia sulla scena internazionale.

Tuttavia, il sentimento filorusso italiano non è una novità. Magari nel contratto era più spinto ed esplicito che in passato, ma il governo di Roma, nella storia recente, ha sempre cercato un riavvicinamento con il Cremlino. L’hanno fatto i due uomini più rappresentativi della seconda repubblica: Silvio Berlusconi e Romano Prodi. Divisi su tutto, ma non su questo punto. Berlusconi, ancora nel corso dell’ultima campagna elettorale, ha evocato spesso il ritorno allo spirito di Pratica di Mare, riferendosi a un incontro svoltosi nel 2002 tra Putin, Bush jr. e lo stesso Cavaliere (allora premier) dove fu firmato un impegno di collaborazione tra Russia e Nato. La retorica da campagna elettorale è arrivata a definire quella firma, con un po’ di esagerazione, la “fine della Guerra Fredda”.

Anche Prodi non perde occasione per sostenere che la Russia andrebbe riportata in un contesto amichevole e che le sanzioni andrebbero rimosse, come ha fatto in questa intervista pubblicata sul suo sito. Persino Matteo Renzi, primo ministro nei mesi più caldi della crisi ucraina e quindi nel momento più basso nei rapporti tra la Russia e la Nato, è stato tra i capi di governo occidentali più scettici riguardo le sanzioni economiche, dicendosi contrario a un loro rinnovo automatico e definendo la nuova guerra fredda che si stava profilando come qualcosa di “fuori dalla realtà”. Insomma, l’Italia non è mai stata russofoba.

Anche Merkel parla con lo zar

Ma Roma non è la sola a cercare un contatto con Mosca. Nel corso dell’ultima settimana hanno sfilato alla corte di Putin prima Angela Merkel e poi Emmanuel Macron. La Germania, in particolare, ha da sempre un rapporto speciale con la Russia, solo parzialmente macchiato dalla distanza personale tra la cancelliera e il presidente. Berlino riveste infatti il duplice ruolo di punto di riferimento per i Paesi dell’est Europa (notoriamente i più avversi alla Russia) e di main patner occidentale del gigante eurasiatico. La Repubblica Federale Tedesca ha con l’orso russo importanti relazioni commerciali e un rapporto che Washington non smette mai di tenere d’occhio, nel timore che l’alleato europeo possa scivolare troppo a est.

In occasione dell’ultimo incontro, avvenuto a Sochi, Merkel ha difeso in coro con Putin il Nord Stream 2, il gasdotto che trasporterebbe gas naturale dalla Russia in Europa passando per il Mar Baltico. Il progetto non piace agli Stati Uniti, che si apprestano a diventare esportatori di gas e petrolio e non vogliono farsi scippare il ricco mercato europeo dalla Gazprom. Inoltre, c’è la preoccupazione, da parte dell’occidente, che con il nuovo progetto si eviti il transito di gas attraverso l’Ucraina, e anche Merkel sta cercando di ottenere garanzie in questo senso. Donald Trump, con lo stile che gli è congegnale, ha avvisato che la rinuncia al progetto è il prezzo che l’Europa deve pagare se non vuole vedersi introdurre dazi commerciali sui suoi prodotti in entrata negli States simili a quelli che già colpiscono la Cina. Merkel e Putin, però, fanno quadrato.

Il percorso del Nord Stream 2. Fonte: Gazprom

La storia del rapporto ondivago tra Europa e Russia continua, anche ai tempi della nuova guerra fredda.

By |2018-06-28T11:11:56+00:00maggio 28th, 2018|Uncategorized|0 Comments

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Venticinque anni, genovese. Mi interessa l'attualità ma anche la storia, che dopotutto credo sia attualissima. Su questo blog provo a raccontare il mondo per come l'ho capito io.

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