Sull’immigrazione populisti ed establishment sono sempre più simili

Trovando un accordo con il ribelle Horst Seehofer, Angela Merkel ha confermato di essere uno degli ultimi leader politici davvero centristi rimasti su piazza. Per scongiurare la crisi di governo minacciata dal suo ministro dell’Interno, poco soddisfatto dei risultati dell’ultimo Consiglio europeo sull’immigrazione, la cancelliera ha fatto più di un passo nella sua direzione. Tornando così, appunto, al centro del sistema politico tedesco, la posizione che occupa ininterrottamente dal 2005. Ma ritrovandosi anche su posizioni molto simili a quelle dei temuti “populisti”.

Merkel non sarà probabilmente ricordata per prese di posizioni forti o per una linea politica precisa, ma per il suo equilibrismo, la sua capacità di coalizzare intorno a sé l’intera scena politica, ponendosene al centro. Quando l’aria tirava a sinistra, il suo governo inseriva il salario minimo, ora che tira a destra inserisce misure molto restrittive sull’immigrazione. Misure contro cui si era espressa poche settimane fa e che adesso rischiano di innescare un pericoloso effetto domino.

Merkel non sarà probabilmente ricordata per prese di posizioni forti o per una linea politica precisa, ma per il suo equilibrismo

Chi sono Seehofer e la Csu

Horst Seehofer, oltre che ministro dell’Interno, è anche leader dell’Unione cristiano-sociale di Baviera (Csu), partito storicamente alleato con la Cdu (Unione cristiano-democratica) di Merkel. L’alleanza è solida al punto che le due forze si presentano insieme alle elezioni nazionali, in una lista unica chiamata “l’Unione”.

La Csu è il partito che praticamente da sempre governa la regione della Baviera, e ha posizioni in genere più conservatrici della Cdu. Negli ultimi anni ha visto però calare il suo consenso a vantaggio dei populisti di destra dell’Afd (Alternativa per la Germania), forse anche a causa della politica percepita come “delle porte aperte” sull’immigrazione condotta dal governo Merkel, di cui la Csu è parte.

Il prossimo autunno si terranno le elezioni in Baviera, e secondo gli osservatori della politica tedesca, la Csu ha voluto fare la voce grossa sull’immigrazione proprio per non perdere terreno “a destra” in casa propria. Questo tipo di elezioni sono molto importanti in Germania, sistema federale in cui i Land hanno ampie autonomie.  La Baviera, inoltre, è forse la regione più ricca e produttiva del Paese. C’è anche questo, dietro la grande partita europea sull’immigrazione: calcoli elettorali molto domestici.

E cosa vogliono

Già nelle ultime settimane, Seehofer e Merkel avevano litigato sulla questione dei migranti arrivati in Germania da altri Paesi europei. Seehofer, per farla semplice, proponeva il respingimento immediato verso il Paese d’arrivo (che vuol dire in genere Italia o Grecia), mentre Merkel voleva che una soluzione al problema si discutesse con gli altri Paesi europei, e che non venisse imposta in modo unilaterale da Berlino.

Un’occasione di confronto è stata il Consiglio europeo di venerdì scorso, da cui, però, non è evidentemente uscita una soluzione definitiva al problema. Al ritorno in patria, Merkel si è trovata contro il fuoco amico del suo ministro dell’Interno, a cui non basta la generica dichiarazione di voler limitare i “secondi movimenti”, gli spostamenti di chi arriva in Europa dal Paese di sbarco a un altro.

Merkel allora torna a fare quello che le riesce meglio: media, e si sposta. Alla fine i leader dei due pariti dichiarano che verranno realizzati “centri di transito” dove identificare ed espellere rapidamente i migranti già registrati in altri Paesi ed entrati in Germania illegalmente. Se non è una vittoria su tutta la linea di Seehofer, ci assomiglia molto. Merkel, però, è sempre lì: al centro. È la stessa leader che nel 2015 faceva entrare in Germania un milione di profughi siriani.

Cosa cambia tra populisti ed establishment, a questo punto?

Ma se la Germania di Merkel rispedisce al mittente gli immigrati in modo unilaterale, e la Francia di Macron sigilla il confine lungo le Alpi, dove sta la differenza tra i leader del cosiddetto establishment europeo e quelli del cosiddetto fronte populista? In realtà, sul fronte dell’immigrazione, la differenza è sempre più sfumata.

Anche in Italia, il cambio di paradigma sul tema non l’hanno introdotto i selfie del ministro Salvini, ma le politiche del suo predecessore di centrosinistra Marco Minniti, che pure in un lungo articolo pubblicato lunedì sul Foglio tiene a marcare la differenza di approccio. Scrive due cose giuste, Minniti: che l’immigrazione non è un’emergenza ma un fenomeno strutturale e che la soluzione al problema non si trova in Europa ma in Africa.

Ma è stato lui, dal fronte establishment, il primo a dire che l’immigrazione mette in pericolo la tenuta sociale di un Paese. Sdoganando così la stessa narrazione dei pericolosi populisti, ora di fatto l’unica narrazione rimasta in piedi. Nessuno, infatti, parla più ad alta voce di integrazione, troppo timoroso di farsi travolgere dal vento del nuovo pensiero unico che si sta di fatto imponendo.

By | 2018-07-04T15:08:46+00:00 luglio 4th, 2018|Uncategorized|0 Comments

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Venticinque anni, genovese. Mi interessa l'attualità ma anche la storia, che dopotutto credo sia attualissima. Su questo blog provo a raccontare il mondo per come l'ho capito io.

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