Perché, in Italia, il premier non esiste

Nel linguaggio giornalistico e di tutti i giorni è ormai normale sentire la parola premier riferita al capo del Governo italiano. Eppure, l’uso di questo termine importato dall’inglese è un errore o quantomeno un’imprecisione. In Italia, infatti, il modo giusto per definire la figura centrale dell’esecutivo è presidente del Consiglio dei Ministri o più semplicemente presidente del ConsiglioLa differenza non è solo di forma. Premier, nel Regno Unito (Uk) e altrove, è l’abbreviazione di primo ministro, una figura con poteri e funzioni diverse dal nostro presidente del Consiglio e non prevista nel sistema istituzionale italiano. Per questo, se l’errore è accettabile nella lingua parlata, lo è molto meno in contesti più formali.

Quindi, fate attenzione la prossima volta che scriverete un tema, una tesina o un articolo: definire Giuseppe Conte il primo ministro o il premier italiano potrebbe costarvi una sottolineatura rossa!

Ma, al di là della correttezza linguistica, quali sono le differenze tra il primo ministro e il presidente del Consiglio italiano?

Le differenze principali tra il primo ministro del Regno Unito e il presidente del Consiglio italiano

May Theresa

L’attuale primo ministro britannico Theresa May. Credits: EU2017 Estonian Presidency, Flickr

Il primo ministro è una figura che in molti Paesi riveste il ruolo di capo del Governo (cosa diversa dal capo dello Stato, ruolo ricoperto dal re nelle monarchie e dal presidente nelle repubbliche). Il primo ministro esiste sia in monarchie come il Regno Unito o la Spagna che in repubbliche come la Francia, dove il suo peso è molto marginale rispetto al presidente della Repubblica (Macron, Hollande e Sarkozi, per capirci, sono o sono stati presidenti della Repubblica, non primi ministri). Non esiste invece in Germania (dove il capo del governo si chiama Cancelliere/a) o negli Stati Uniti, dove il presidente riveste al tempo stesso le funzioni di capo del Governo e capo dello Stato (per questo si definiscono repubblica presidenziale).

Per semplicità, in questo articolo paragoniamo il nostro presidente del Consiglio al primo ministro del Regno Unito. Entrambi svolgono la funzione di capo del Governo, ma i loro poteri sono molto diversi.

In linea di massima possiamo dire che il presidente del Consiglio italiano ha poteri inferiori rispetto a quelli del suo corrispettivo Uk. Vediamo alcune differenze particolarmente significative (non tutte!):

  1. Nomina/elezione: sia il premier Uk che il presidente del Consiglio italiano sono nominati dal capo dello Stato, ma il contesto è molto diverso. Nel Regno Unito, intanto, non esiste una Costituzione scritta, tutto avviene su base di consuetudini, che tuttavia non vengono mai modificate. Per consuetudine, il re/regina dà l’incarico di formare il Governo al leader della forza politica che vince le elezioni. Ora, il sistema elettorale del regno è sostanzialmente maggioritario, quindi è molto facile che il partito che vince abbia una maggioranza tale da imporre il proprio campione, quindi è un po’ come se il primo ministro venisse eletto direttamente dai votanti. Durante la carica, il primo ministro può essere sostituito con una decisione del suo partito. In quei casi, Il più delle volte, il sovrano nomina primo ministro il nuovo leader di partito. In Italia, invece, il sistema elettorale è (ed è quasi sempre stato, dal 1945 in poi) di tipo più proporzionale. Questo fa sì che in Parlamento entrino più partiti e sia più difficile formare una maggioranza e dà maggiori poteri di scelta al presidente della Repubblica. Per questo motivo succede spesso che diventino presidente del Consiglio figure che non avevano concorso alle elezioni come, in anni recenti, Monti, Renzi o Conte. Dopo la nomina del presidente della Repubblica, per entrare in carica il presidente del Consiglio e il suo governo devono incassare il voto favorevole del Parlamento (per questo quella italiana è definita repubblica parlamentare).
    Regina Elisabetta II

    La regina Elisabetta II, attuale capo di Stato del Regno Unito Credits: Government of Alberta, Flickr

  2. Poteri sui ministri: diversi sono anche i poteri di scelta dei ministri. Il primo ministro Uk può infatti sceglierli direttamente e poi, una volta in carica, licenziarli a proprio piacimento. Il presidente del Consiglio italiano, invece, li propone per la nomina al presidente della Repubblica, che può scegliere se accettare le proposte o proporre delle alternative (ricordate quanto successo con Paolo Savona durante le ultime consultazioni?). Inoltre, una volta entrato in carica il governo, non ha il potere di licenziarli.
  3. Scioglimento del Parlamento: in Italia il diritto di sciogliere le Camere e di porre così fine alla legislatura spetta esclusivamente al presidente della Repubblica. Anche in questo caso, il Governo può proporlo se ritiene non ci siano le condizioni politiche per portare avanti la propria azione, ma non può farlo direttamente. Il premier Uk, invece, può farlo. L’ha fatto un po’ a sorpresa Theresa May nel 2017, nella speranza di rafforzare la propria maggioranza e avere più forza nelle trattative per la Brexit. Le è andata male, tra l’altro: il Partito conservatore ha perso voti e, per formare un nuovo Governo ha dovuto allearsi con il Partito unionista democratico (Dup) dell’Irlanda del Nord (succede anche lì, anche se meno spesso che in Italia). Il governo precedente era formato dal solo Partito conservatore.

Bonus: da un punto di vista istituzionale, il presidente del Consiglio è considerato la quarta carica più importante: prima di lui ci sono il presidente della Repubblica, quello del Senato e della Camera.

Il presidente del Consiglio: un primus inter pares?

La cerimonia del passaggio di consegne tra Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, nel dicembre 2016. Pur essendo dello stesso partito, i due hanno interpretato il ruolo di presidente del Consiglio in modo diverso. Credits: Wikipedia

Come suggerisce il nome, il compito del presidente del Consiglio è quello di presiedere le riunioni del Consiglio dei Ministri, l’organo che riunisce tutti i ministri del Governo e considerato il cuore del potere esecutivo italiano. Per questo motivo, alcuni definiscono il presidente del Consiglio italiano un primus inter pares (primo tra pari), una figura quasi sullo stesso piano degli altri ministri. In effetti, con l’istituzione del Consiglio dei Ministri, chi scrisse la Costituzione dopo la Seconda Guerra Mondiale diede un’impronta molto collegiale all’esecutivo italiano, si dice anche per evitare l’ascesa di nuovi uomini forti dopo la stagione fascista.

In effetti, però, porre il presidente del Consiglio esattamente sullo stesso piano degli altri ministri è un’esagerazione. Come si legge sul sito ufficiale del Governo, in realtà, gli viene riconosciuto un ruolo autonomo rispetto al Consiglio, oltre che l’importante compito di mantenere coerente la politica dei diversi ministeri:

Al Presidente del Consiglio, in quanto capo dell’Esecutivo, la Carta costituzionale conferisce un’autonoma rilevanza, facendone il centro nevralgico dell’intera attività del Governo: egli, infatti, ne dirige la politica generale e ne è il responsabile, mantiene l’unità di indirizzo politico e amministrativo, promuove e coordina l’attività dei Ministri.

Anche se:

Tali funzioni, però, non si spingono sino a determinare unilateralmente la politica generale del Governo, compito questo assolto collegialmente dal Consiglio dei Ministri attraverso le sue deliberazioni.

In altre parole, il presidente del Consiglio coordina la politica complessiva del Governo ma non prende decisioni da solo. Se due ministri si mettono a litigare e propongono cose in contrasto tra loro (per assurdo, quello dell’economia propone di aprire nuove fabbriche che vanno a carbone, quello dell’ambiente di chiuderle) diciamo che il presidente del Consiglio è colui che più degli altri ha il compito di trovare un compromesso, ma non è quello che decide chi ha ragione. Ogni decisione finale la prende il Consiglio dei Ministri nel complesso.

Ora, le leggi e i regolamenti non spiegano mai tutto, e anche in questo caso ci sono stati presidenti del Consiglio che si sono imposti di più e altri che invece hanno mantenuto uno stile più collegiale. In anni recenti, per esempio, si dice che Matteo Renzi sia stato un presidente del Consiglio particolarmente accentratore, mentre nell’attuale governo Giuseppe Conte sembra lasciare margini di autonomia notevoli ad alcuni dei suoi ministri, come quello del lavoro Di Maio e quello dell’Interno Salvini, ovvero i leader dei due partiti di maggioranza e i due “vicepremier”. Anche il contesto politico, come vediamo, fa la differenza.

Renzi, poi, come Silvio Berlusconi, è stato un presidente del Consiglio particolarmente presente sui media e questo accentuava la sensazione che fosse lui “il capo”. Forse non a caso entrambi hanno proposto riforme costituzionali che (direttamente quella di Berlusconi, indirettamente quella di Renzi) avrebbero aumentato i poteri del presidente del Consiglio, se non fossero state bocciate da referendum popolari. Conte, invece, al pari per esempio di Paolo Gentiloni, è un presidente del Consiglio dal profilo decisamente più basso, quantomeno a livello di immagine pubblica.

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By |2018-09-10T22:45:11+00:00settembre 10th, 2018|Italia|0 Comments

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