Cos’è e come funziona l’impeachment negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti, l’impeachment è la procedura con cui il Congresso (così si chiama il Parlamento americano) può rimuovere dalla carica il presidente, il vicepresidente o qualsiasi altro funzionario pubblico. È un atto molto grave, usato poche volte in passato e ancor meno volte portato a conclusione, previsto sin dalla stesura della Costituzione statunitense. I padri costituenti si ispirarono all’impeachment usato sin dal ‘300 dal Parlamento britannico. Oggi nel Regno Unito questo strumento è considerato obsoleto e l’ultima procedura è stata nel 1806, mentre negli Stati Uniti è ancora previsto e se ne è parlato anche di recente.

Da quando Donald Trump è stato eletto nel 2016, infatti, periodicamente la stampa torna a parlare della possibilità di una sua messa in stato d’accusa per le vicende legate ai rapporti tra il suo staff elettorale e la Russia o per altri guai giudiziari. Ma portare a termine una procedura di impeachment quando c’è di mezzo il capo di Stato, di Governo e delle forze armate non è cosa da tutti i giorni. Il Congresso deve essere fortemente intenzionato a estromettere il Presidente, e i due partiti principali devono essere in larga maggioranza d’accordo. Tutte cose che oggi non si vedono e che difficilmente vedremo nel prossimo futuro.

Trump

Credits: Gage Skidmore, Flickr

Ma andiamo con ordine, e vediamo nel dettaglio cos’è e come funziona la procedura di impeachment nel sistema statunitense.

Quando può partire limpeachment

Innanzitutto ricordiamo che la possibilità di impeachment non riguarda solo il presidente, ma anche il suo vice e ogni funzionario pubblico. Non però i deputati e i senatori, che possono essere espulsi con una procedura diversa, che richiede il voto favorevole di 2/3 dei membri della camera d’appartenenza. Questo principio è stato introdotto dopo il primo caso di impeachment della storia statunitense, contro il senatore William Blount, nel 1797. In quell’occasione si stabilì che deputati e senatori non fossero da considerare funzionari pubblici (Civil Officers) e Blount venne espulso col semplice voto degli altri senatori.

Oltre a lui, nel corso della storia sono stati messi in stato d’accusa 2 presidenti (Andrew Johnson nel 1868 e Bill Clinton nel 1998), un segretario di gabinetto (William Belknap nel 1876) e 15 giudici federali. Di tutti questi, solo 8 giudici sono stati effettivamente rimossi dalla carica al termine della procedura.

I padri fondatori degli Stati Uniti inserirono l’impeachment in Costituzione come strumento di controllo del potere esecutivo. Se ne parla nell’articolo 2, sezione 4:

“The President, Vice President and all Civil Officers of the United States, shall be removed from Office on Impeachment for, and Conviction of, Treason, Bribery, or other high Crimes and Misdemeanors.”

“Il Presidente, il Vice presidente e tutti i funzionari civili degli Stati Uniti potranno essere rimossi dai loro uffici su accusa e verdetto di colpevolezza di tradimento, corruzione o altri gravi crimini e misfatti”.

Si stabilì subito che “tradimento” e “corruzione” sarebbero dovuti essere i due reati per cui avviare l’impeachment, mentre meno scontato e anche vago è il riferimento ad “altri gravi crimini e misfatti”. Si tratta di una formula tecnica (“high Crimes and Misdemeanors”), presa dal diritto britannico, che indica in generale tutti i reati contro il governo, e che verrà usata come pretesto per avviare la procedura in molti casi diversi tra loro, come quelli che hanno interessato i presidenti Johnson e Clinton.

Bonus: inizialmente si pensò di introdurre come possibile causa di impeachment la “malamministrazione”, ma il futuro presidente James Madison fece notare che un simile reato sarebbe stato davvero troppo vago.

La procedura

Il processo dell’impeachment si svolge in due fasi: la prima alla House of Representatives (la Camera) e la seconda al Senato.

Per avviare la prima fase, qualsiasi deputato può proporre l’impeachment con la stessa procedura usata per una legge ordinaria, ed è sufficiente il voto della maggioranza semplice (50%+1) della Camera perché la messa in stato d’accusa scatti effettivamente. Dal 1789 a oggi, su 64 procedure di impeachement avviate, solo 19 hanno superato il voto della Camera.

Tra queste, quelle dei presidenti Andrew Johnson e Bill Clinton, che saranno però “graziati” dal voto del Senato. È qui, infatti, che si svolge la seconda fase, quella del processo vero e proprio, in cui si decide se rimuovere o meno dalla carica l’accusato. In questo caso, però, è necessaria una maggioranza dei 2/3 dei senatori. Si tratta di una maggioranza molto alta, che richiede una convergenza larga tra i due partiti principali: quello repubblicano e quello democratico. Per questo è così difficile rimuovere un presidente dalla carica: perché succeda, serve che anche molti senatori del suo stesso partito votino contro di lui, ed è ovviamente improbabile.

In queste occasioni, se è a essere in stato d’accusa è un presidente, i lavori del Senato sono presieduti dallo Chief of Justice e non, come avviene di solito, dal vicepresidente. La Costituzione non indica chi dovrebbe ricoprire la carica se ad essere in stato d’accusa fosse un altro funzionario, lasciando intendere che la carica rimarrebbe del vicepresidente (che paradossalmente si troverebbe, in teoria, a presiedere al processo contro sé stesso).

I due casi precedenti di presidenti in stato d’accusa

Johnson Andrew

Andrew Johnson, il primo presidente della storia degli Stati Uniti messo in stato d’accusa, venne salvato dal senato per un solo voto

L’unico presidente ad andare vicino alla rimozione tramite impeachment fu Johnson, nel 1876. Johnson era stato il vice di Lincoln, subentrato dopo il suo assassinio. Era, a differenza di Lincoln, democratico, quindi vicino agli stati schiavisti del sud e in contrasto con la maggioranza repubblicana e antischiavista al Congresso. Venne messo in stato d’accusa dalla Camera per aver messo il veto (cioè bloccato una legge) su un provvedimento che voleva impedire al presidente di licenziare i membri del governo senza l’approvazione del Senato. Dopo la messa in stato d’accusa della Camera, Johnson venne salvato dal Senato per un solo un voto.

Bonus: dopo il caso Johnson si impose la consuetudine per cui il presidente può rimuovere i membri del suo governo senza il voto del Senato o della Camera, un potere che mantiene ancora oggi.

Il democratico Clinton, invece, venne messo sotto accusa dalla Camera a maggioranza repubblicana per aver detto il falso sotto giuramento riguardo allo scandalo Lewinsky, ma solo il 50% dei senatori votò per la sua rimozione, ben lontani dalla maggioranza dei 2/3 necessaria.

Bonus: anche Richard Nixon andò molto vicino a essere messo in stato d’accusa per lo scandalo Watergate, ma si dimise prima.

Entrambi i casi ci dicono che la categoria dei “reati contro il governo” è abbastanza flessibile (Clinton e Johnson sono stati accusati per reati molto diversi tra loro) ma anche che è molto difficile portare fino in fondo la procedura e rimuovere un presidente eletto dalla carica.

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By |2018-09-11T21:16:33+00:00settembre 12th, 2018|Stati Uniti|0 Comments

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