Cos’è la fiducia parlamentare, e perché è importante

L’articolo 94 della Costituzione dice che “il Governo deve avere la fiducia delle due Camere”.

Ma cosa significa, esattamente?

La fiducia è un sentimento che di solito associamo ai rapporti interpersonali, più che al mondo delle istituzioni politiche. Eppure, nel sistema italiano il Governo sta in piedi solo se ha la fiducia del Parlamento, quando non ce l’ha cade o non può nemmeno entrare in carica.

Vediamo come funziona.

La fiducia al momento della formazione del Governo

La fiducia parlamentare è qualcosa con cui il Governo deve misurarsi sin dalla nascita. Subito dopo aver incassato la nomina del presidente della Repubblica, deve infatti presentarsi prima alla Camera dei Deputati e poi al Senato, dove il presidente del Consiglio espone il programma che lui e la sua squadra intendono seguire. Dopo il discorso e gli interventi dei deputati e dei senatori, entrambe le camere votano la fiducia.

Se la maggior parte dei voti sono favorevoli, vuol dire che il Governo ha la fiducia del Parlamento, ed entra regolarmente in carica. Se la maggior parte dei voti sono contrari, il Governo non può entrare in carica. Ora, in questo caso è evidente che molto difficilmente il Parlamento voti contro, perché nei mesi precedenti a questo momento i vari partiti e il presidente della Repubblica si sono confrontati (in genere anche piuttosto a lungo) per trovare una maggioranza che sostenga il nuovo Governo. Questo periodo di confronto tra le elezioni e la nascita del Governo sono le cosiddette consultazioni.

Bonus: durante le consultazioni precedenti la nascita dell’ultimo governo italiano, si è presa in considerazione la possibilità di far entrare in carica un Governo che poi non avrebbe probabilmente ottenuto la fiducia parlamentare: quello di Carlo Cottarelli, convocato da Mattarella. In quel caso, il Governo sarebbe rimasto in carica solo per la gestione della cosiddetta “ordinaria amministrazione”, ma di fatto senza reali poteri. Una situazione limite, che poi non si è verificata.

La mozione e la questione di fiducia

Il Parlamento non si limita ad esprimersi al momento della nascita del Governo per poi rimanere silente, ma può decidere in ogni momento della legislatura di accordargli o negargli la fiducia. Per farlo usa la cosiddetta mozione di sfiducia, un atto che deve essere proposto da almeno un decimo dei membri di una delle due camere. Se, dopo la presentazione, la maggioranza dei membri della Camera vota a favore della mozione, il Governo viene sfiduciato e il presidente della Repubblica deve avviare le consultazioni per trovare una nuova maggioranza per formare un nuovo Governo o, in alternativa, sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. La mozione di sfiducia può essere rivolta anche ai singoli ministri.

Si parla della mozione di sfiducia nel quinto comma dell’articolo 94 della Costituzione:

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

In altri Paesi come la Spagna e la Germania esiste la sfiducia costruttiva, che prevede che il Parlamento, oltre a sfiduciare il Governo in carica, proponga la nuova maggioranza o il nuovo leader. È successo in Spagna in occasione dell’ultimo cambio di governo, con Rajoy sfiduciato dal Parlamento, che al tempo stesso ha indicato Sanchez come nuovo primo ministro.

Della questione di fiducia, invece, non si parla in Costituzione, ma solo nei regolamenti parlamentari. In questo caso, il Governo la chiede al Parlamento, in genere legata a un qualche provvedimento che vuole far passare. È successo l’ultima volta con il cosiddetto decreto milleproroghe approvato lo scorso settembre, ma negli ultimi anni è successo diverse volte, generando polemiche e facendo storcere il naso a molti giuristi. La questione di fiducia era infatti pensata come una misura eccezionale, che però è diventata abusata e, secondo molti, questo svilisce il ruolo del Parlamento e il dibattito democratico.

Infatti, quando il Governo pone la questione di fiducia su un suo provvedimento, infatti, tutti gli emendamenti presentati dai parlamentari (cioè le proposte di modifica al disegno di legge, che possono essere approvate o meno dalle camere) vengono subito cancellati. Inoltre, il Parlamento che vota contro si deve assumere la pesante responsabilità politica di far cadere il Governo, cosa che i parlamentari di maggioranza non sono in genere disposti a fare, anche se magari avrebbero espresso qualche critica o il voto contrario sul merito del provvedimento.

Perché la fiducia

Il meccanismo della fiducia tra Governo e Parlamento si è imposto col tempo nelle democrazie europee, ed è tipico dei sistemi di governo parlamentari. Nelle cosiddette monarchie costituzionali del passato, governi e singoli ministri rispondevano delle proprie azioni al re, solo in seguito sono diventati responsabili nei confronti del Parlamento. La prima nazione ad operare questo cambiamento è stata la Gran Bretagna, tra il 18° e il 19° secolo. In Italia, lo Statuto Albertino (la Costituzione dello Stato dopo l’Unità) diceva solo che i ministri erano “responsabili” senza specificare nei confronti di chi: per prassi sono diventati responsabili nei confronti del Parlamento.

Cosa ne pensi?

Se hai considerazioni e pensieri o vuoi segnalare errori/imprecisioni presenti in questo articolo, scrivilo nei commenti.

Unisciti alla missione!

Doppia Elle propone articoli per comprendere meglio gli aspetti più complessi della politica.
Se questo articolo per te è stato utile per risolvere un dubbio o capire meglio qualcosa, condividilo sui social o consiglialo a un amico, potrebbe essere utile anche per qualcun altro!

By |2018-09-25T22:01:30+00:00settembre 28th, 2018|Italia|0 Comments

About the Author:

Un blog con una missione: spiegare la politica nel modo più semplice e chiaro possibile.

Leave A Comment