La Corte suprema americana: cos’è e come funziona

La Corte suprema è il più alto organo giudiziario degli Stati Uniti. È formata da 9 giudici che restano in carica a vita: quando uno di loro muore, si ritira o viene rimosso tramite impeachment (quest’ultimo caso non si è mai verificato),il presidente in carica nomina il sostituto, che viene confermato con il voto del Senato.

Anche se è un organo giudiziario, ha un peso politico fondamentale, ed è importante conoscere almeno un po’ il suo funzionamento per capire meglio alcune dinamiche della politica americana.

Ripassone: cos’è e come funziona l’impeachment

Il ruolo della Corte suprema

Corte suprema 2010

Una foto di gruppo della Corte suprema nel 2010. Credits: Steve Petteway, Wikipedia

L’articolo 3 della Costituzione degli Stati Uniti cita esplicitamente due poteri della Corte suprema:

“In all Cases affecting Ambassadors, other public Ministers and Consuls, and those in which a State shall be Party, the supreme Court shall have original Jurisdiction. In all the other Cases before mentioned, the supreme Court shall have appellate Jurisdiction, both as to Law and Fact, with such Exceptions, and under such Regulations as the Congress shall make”.

“In tutti i casi riguardanti ambasciatori, altri rappresentanti pubblici o consoli, e quelli in cui uno Stato sia parte, la Corte suprema ha giurisdizione originaria. In tutti gli altri casi prima menzionati, la Corte suprema ha giurisdizione d’appello, sia in diritto sia in fatto, con le eccezioni e secondo le regole che il Congresso stabilirà”.

“Giurisdizione originaria” significa che la Corte suprema decide direttamente, come un normale tribunale, nei (pochi) casi indicati nell’articolo della Costituzione: quelli che riguardano “ambasciatori”, “altri rappresentanti pubblici o consoli” o uno Stato.

Molto più ampia la casistica in cui la Corte suprema ha giurisdizione “d’appello”. Possiamo immaginarci il sistema giudiziario degli Stati Uniti come una piramide. Alla base ci sono i tribunali locali, a metà le corti supreme degli stati (ognuno ne ha una) e in cima, appunto, la Corte suprema federale. Un soggetto può “impugnare” una sentenza di uno di questi tribunali e chiedere alla Corte suprema di esprimersi, nel caso dovesse pensare che la sentenza del giudice violi la Costituzione o la legge. La Corte suprema può decidere se esprimersi o meno sul caso presentato e se decide di farlo ha il potere di annullare le sentenze di qualsiasi altro tribunale statunitense. Ogni anno vengono presentati alla Corte suprema più di 7.000 casi, ma ne vengono accolti solo tra i 100 e i 150.

C’è poi un terzo potere che la Costituzione non indica, ma che la Corte suprema ha assunto nel tempo: la cosiddetta judicial reviewcioè la prerogativa di stabilire se le leggi federali (cioè emanate dal Congresso o dal Presidente) o locali (quelle degli Stati) rispettino o meno la Costituzione. In caso contrario, alla Corte viene riconosciuta l’autorità di invalidare le leggi.

La judicial review è diventata col tempo il compito principale della Corte e le ha conferito un ruolo politico di primissimo piano.

Corte suprema e politica: un rapporto reciproco

Chief Justice John Roberts

John Roberts, attuale Chief Justice della Corte suprema. Fu nominato da George W Bush nel 2005.

Poter annullare una legge conferisce alla Corte suprema una capacità notevole di influenzare la politica. Alcune sue decisioni hanno poi indirizzato in modo importante la vita degli americani. Nella storia recente, si è espressa positivamente sui diritti degli omosessuali a sposarsi e su quello di possedere armi, perché ha stabilito che la Costituzione riconosce entrambi.

Se la Corte suprema influenza la politica, è vero anche il contrario. I giudici tendono a riflettere gli orientamenti politici dei presidenti che li nominano. Elena Kagan (nominata da Obama nel 2010) è di tendenze liberal, (quindi, per semplificare, di sinistra) mentre Neil Gorsuch, nominato da Trump nel 2017, è conservatore. In genere, però, i presidenti stanno attenti a garantire che la Corte sia “equilibrata”, cioè che includa giudici di diverse tendenze politiche, oltre che rappresentanti delle etnie e religioni principali.

Bonus: fino allo scorso 31 luglio la Corte suprema era formata da 5 giudici nominati da presidenti repubblicani (tendenzialmente conservatori) e 4 nominati da democratici (tendenza liberal). In questo momento c’è un posto vacante, perché Anthony Kennedy si è ritirato. Kennedy era stato nominato da Reagan (un repubblicano), era dunque conservatore, ma di tendenze moderate. Grazie al suo voto, insieme a quelli dei 4 liberal, la Corte ha votato a favore dei matrimoni omosessuali. Ora Trump lo vorrebbe sostituire con Brett  Kavanaugh, di tendenze più conservatrici, ma vecchie storie di molestie sessuali a suo carico stanno complicando la nomina.

Cenni storici

La Costituzione degli Stati Uniti venne scritta partendo dal presupposto che il potere non dovesse essere concentrato nelle mani di un solo sovrano o di una sola assemblea, ovvero secondo la teoria (per l’epoca piuttosto all’avanguardia) della divisione dei poteri. La Corte suprema è stata pensata sin dall’inizio della storia statunitense come massimo organo del potere giudiziario, mentre il Presidente rappresenta quello esecutivo e il Congresso il legislativo.

Ripassone: com’è fatto il Congresso

La Costituzione non indica nel dettaglio la composizione della Corte: è stato il primo Congresso della storia statunitense a decidere che essa dovesse avere uno Chief Justice (il capo della Corte) e 5 associate justice (da 6 i giudici varieranno spesso di numero, per diventare definitivamente 9 nel 1869).

Per la prima parte della storia americana, il ruolo principale della Corte è stato stabilire cosa fosse di competenza degli Stati e cosa del Governo di Washington, una questione che causava forti scontri politici. Di fronte a un Governo federale che tentava costantemente di ampliare il proprio potere, la Corte dette spesso ragione agli Stati.

Bonus: negli anni 30, inizialmente la Corte suprema si mise contro molti dei piani economici del presidente Franklin Delano Roosvelt (il New Deal), che prevedevano un estensione dei poteri del Governo centrale. Roosvelt rispose con decisione, “minacciando” di aumentare fino a 15 il numero di giudici della Corte e di mettere giudici a lui fedeli. Non si sa in effetti quanto questo influì, ma da allora la Corte divenne molto più collaborativa con il presidente.

Nella seconda metà del ‘900, con l’ampliamento dei diritti civili, nella Corte suprema si sono delineate due tendenze: l’originalismo (originalism, cioè l’idea che la Costituzione dovesse essere interpretata alla lettera) e il living costitutionalism, cioè l’idea per cui il testo della Costituzione e la concezione di “libertà” e “diritti” andasse aggiornata ai mutamenti della società. Tendenzialmente, appartengono al primo gruppo i giudici conservatori e al secondo quelli progressisti.

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By |2018-09-30T22:22:43+00:00ottobre 1st, 2018|Stati Uniti|0 Comments

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